Non è un paese per le classifiche

Il Presidente della Crui Decleva commenta il continuo peggioramento delle posizioni italiane nelle classifiche internazionali delle università. Ma l’Italia non è paese da classifiche un po’ in tutti i campi. Il merito è poco riconosciuto ma sopravvive nonostante tutto. E’ sbagliato coltivare l’ossessione dei rankings internazionali se distoglie dalle cose che importano davvero e che non sempre servono a scalare queste classifiche.

Valore e vitalità delle arti

Le arti sono vitali quanto le scienze, dice il ministro britannico della higher education, in un discorso sulle  due culture  : i lavori del futuro non sarnno creati senza l’apporto dell’arte e delle scienze sociali e comunque l’economia e la società hanno bisogno di  tutte le forme di conoscenza e di cultura, del resto sempre meno separate dalle tradizionali barriere disciplinari. Si può vedere nel discorso un bilanciamento rispetto alla recente creazione del Department for Business, Innovation and Skills, che supervisiona le universià ed enfatizza il “valore economico” della higher education.

Personal touch nell’higher education

Times higher education riferisce di un report  sul rischio per le università inglesi di perdere quel personal touch che costituisce una caratteristica centrale per la loro identità,  reputazione e  fondmentale scopo come istituzioni di insegnamento. Così il rapporto riconosce che “Proximity of staff to students, teaching methods centred on the idea of learning as a partnership, and students receiving personal attention from staff are all qualities “intimately associated” with the reputation of the sector and the standard of teaching it provides..”  C’è il rischio – dichiara un esperto – di non potersi più aspettare che il docente possa conoscere e chiamare per nome i propri studenti.

Scienziati contro

timeshighereducation documenta la protesta di un gruppo di scienziati britannici contro i criteri di finanziamento dei progetti di ricerca che privilegiano il ritorno economico (previsto nelle domande?!) degli stessi: “the group calls for academics to rebel against new rules that state that the potential financial or social effects of research must be highlighted in a two-page “impact summary” in grant applications.

The requirement to provide a summary, answering questions about who might benefit from the research and how a financial return could be ensured, is being phased in by the UK’s seven research councils. The summary will be used by peer reviewers as a factor when determining which applications receive funding.

But in the letter, the group, which includes eight fellows of the Royal Society, “urges” the peer reviewers to ignore the summaries – arguing that it is impossible to predict the economic impact of “blue-skies” research in advance”.

A cosa servono le università?

Le università non servono solo a spingere l’economia: ce lo ricorda un articolo di Times higher education  THE-25-sept riprendendo un documento della LERU, la League of European Research Universities di cui fa parte anche la Statale di Milano: what are universities for?

È nostra opinione che una riflessione approssimativa circa i ruoli che le università
possono svolgere nella società stia portando a richieste che esse
non possono soddisfare, al contempo oscurandone i contributi più importanti
e, con ciò, minandone il potenziale. È la totalità dell’impresa università
che conta. Non si può semplicemente scorporare un elemento e dire che
questo è quello che si vuole e quello per cui si è disposti a pagare. La
società umana non si può scomporre come necessariamente piacerebbe
fare ai governi a vantaggio di azioni politiche specifiche e separate. È un
insieme complesso e interrelato, e come un insieme deve essere inteso.
Nessuna disciplina in se stessa è sufficiente a cogliere l’intero – dell’individuo
tanto quanto del costrutto sociale. Naturalmente, le politiche pubbliche
porranno l’accento su questo o quell’aspetto in momenti diversi, ma non
possono semplicemente disporsi a ignorare tutto il resto sulla base puramente
temporanea, e pertanto relativa, di una preoccupazione del momento.
Infatti, le università sono l’unico luogo della società dove si riunisce la
totalità di noi stessi e del nostro mondo. Sono soprattutto le università, con
la loro varietà di interessi, a fornire le spiegazioni e i significati razionali di
cui hanno bisogno le società. Esigere da esse che rispondano a priorità
politiche a breve termine, specialmente in ambiti in cui è oscuro il rapporto
tra causa ed effetto, incoraggia tentativi fallimentari di misurare prodotti
intangibili con una metrica rigida; alla fine, conduce solo al disinganno.

Aspettative tradite

The Times Higher Education documenta gli errori delle università americane nel gestire le aspettative degli studenti.

When students arrive at university, they carry with them a host of expectations about higher education – expectations that can be easily disappointed. With attrition rates under the spotlight and students becoming savvy and demanding consumers who expect value for money, universities are now in the business of managing these expectations.

more than 20 per cent of university students in the US fail to return for a second year. Faculties are demanding that orientation leave students prepared for something other than drinking.
THE:crtitiche alle università americane

Contro l’università supermarket

The Times Higher Education se la prende con i media e i governi (USA e UK) che tengono sotto pressione università e studenti. Le ultime generazioni di studenti sono “overtested, overdrawn and overburdened”. Da sempre gli studenti sbagliano, errare può essere umano, certamente è umano correggere. L’errore è parte dell’apprendimento. Ciò che lo studente apprezza è Continue reading

Polemiche inglesi e commento italiano

Lee Harvey, professore a Birmingham e uno dei maggiori specialisti europei di valutazione delle Università, è stato sospeso dall’incarico di direttore della ricerca e valutazione presso The Higher Education Academy, dopo la pubblicazione di una sua lettera su Times Higher Education di critica del metodo della National Student Survey (riportata in un precedente post del 27 aprile).

la polemica

Abbiamo conosciuto Harvey in occasione di alcuni incontri internazionali e abbiamo voluto esprimergli solidarietà con un commento sullo spazio dedicato da THE. Continue reading