La quarta cultura

 

Nel numero di Hamlet in uscita ho scritto: “Le tre culture che per ora dominano la teoria e la pratica dell’organizzazione sono quelle che enfatizzano i simboli della gerarchia, del mercato e delle relazioni sociali: tutte e tre guardano le cose dall’alto, o, al massimo, dai lati, mai comunque “dal basso”. Non ci si può quindi stupire se quando si dà voce a chi sta alla base emerge qualcosa di dissonante: una sorta di quarta cultura, che però non è un vera alternativa alle tre “ufficiali”. Si tratta forse di una non-cultura che assomiglia all’anomia cara ai sociologi classici. (…) Dove troviamo le tracce di questa situazione? In molti luoghi. Per esempio nella fortuna dei libri negativi sul lavoro e sui capi. O in quella di molti blog che si stanno diffondendo nella rete. O anche nei sondaggi Gallup che evidenziano la presenza di un buon 20% di lavoratori “attivamente disimpegnati” …”.

La cronaca di questi giorni ci offre un esempio riferito al personale di polizia:

 il blog dei cattivi poliziotti , acab  

    Qui la quarta cultura riempie un vuoto di espressione e di comunicazione: la prima, quella gerarchica e delle regole, e la seconda, quella delle relazioni sociali, sono improntate a criteri troppo astratti che non bastano a orientare i comportamenti nelle situazioni critiche; la terza, quella del mercato e del confronto esterno non è sviluppata in un contesto di servizi in monopolio; dal fallimento delle prime 3 culture emerge così la quarta cultura, sommersa e negativa, quasi nichilista. Ma tutto ciò sottende un grande problema organizzativo e di management, che per ora non si affronta. E che non riguarda solo lo stato.   

 

 

 

 

L’immagine perdente

 Forum PA riprende recenti esternazioni di  Brunetta  proponendo il tema orgoglio-e-pregiudizio-in-tempo-di-crisi?   Non è un tema nuovo, in una relazione del 1986 l’avevo identificato come problema dell’IMMAGINE PERDENTE:  nel seguente modo:

“Uno dei punti che più stupisce, considerando la pubblica amministrazione italiana. è quanto essa appaia legata ad una immagine di “basso profilo” e complessivamente “perdente”, e quanto questa immagine pesi anche in quei contesti in cui esisterebbero presupposti di ben diversa natura. La situazione presenta aspetti paradossali per esempio in ciò che riguarda l’atteggiamento del personale; “lavorare nello Stato” non è mai fatto di cui la gente si dichiara soddisfatta o tantomeno orgogliosa anche se poi si scopre che sono rari i casi in cui qualcuno si dimette da un impiego pubblico. (…) Il fatto è che ben difficilmente l’ente riesce a gestire e valorizzare i suoi punti di forza sotto questo piano; poco conta che esso sia in molti casi l’azienda più grande della zona, che operi con processi tecnici più complessi e completi che non quelli di molte imprese che lo servono, che abbia funzioni di regia e di coordinamento degli interventi di molti altri soggetti; che i suoi compiti richiedano in molti campi professionalità del più alto livello, che vi sia nei servizi pubblici un grande spazio potenziale per la creatività e l’innovazione. La cultura e gli atteggiamenti più diffusi continuano a vedere in tutto questo solo un “posto” di lavoro stabile e comodo, non sottoposto a tensioni, che impegna poco e lascia spazio per altri interessi. Si tratta certo di un fatto di coscienza collettiva che va al di là dello specifico “clima organizzativo” che si stabilisce in un ente, tuttavia la mancata reazione contro di questo finisce per fare perdere opportunità notevoli; per esempio, nelle citta italiane, quasi sempre il comune è “centrale”, anche fisicamente, occupa bellissimi palazzi; ma l’immagine sua e quella di chi vi lavora è invece, non di rado, svalutata. Non si può “fare organizzazione” in quel contesto senza porsi la questione dell’immagine e interrogarsi sul perché si generi questo clima negativo ed anche le risorse più preziose finiscano per trasformarsi in pesi”.

Qualche passo avanti da allora si dovrebbe però avere fatto, soprattuto nel governo locale.

Controllo strategico

Nel film di Sorrentino uno dei personaggi che affiancano Il Divo sembra ispirato a  Paolo_Cirino_Pomicino che di fatto faceva parte della corrente andreottiana della DC. Molto tempo è passato da quel periodo ma ora si scopre che il nostro è stato nominato Presidente del Comitato tecnico scientifico per il controllo_strategico_nelle_amministrazioni_dello_stato costituito alla Presidenza del Consiglio dei Ministri.

La Corte giudica il bilancio dello Stato

In Italia la funzione di auditing sulla finanza pubblica è affidata a una magistratura, la Corte dei Conti. Il momento pubblico più importante e solenne è ogni anno il  “Giudizio di parificazione del rendiconto generale dello Stato relativo all’esercizio finanziario …”, di cui è disponibile da qualche tempo una registrazione video: giudizio di parificazione-2007

E’ istruttivo vedere come la cornice di questo evento, con  la forma tipica dei riti giudiziari, caratterizza e orienta gli stessi contenuti tecnici e metodologici della funzione di controllo.

Si vorrà affrontare il nodo dello Stato?

Dopo le elezioni: sembra che avremo un governo stabile. Un recente libro curato da Luca Ricolfi ha riproposto già nel titolo Ostaggi dello Stato il nodo di fondo della realtà italiana. Ci si può chiedere quindi se si vorrà e potrà finalmente affrontare questo problema che le riforme amministrative degli anni ’90 hanno solo lambito. Ricolfi dice: oggi siamo ostaggi dello Stato…. Continue reading