Letteratura e insegnamento

E’ mancato  remo ceserani  grande studioso di letterature comparate. In questa intervista analizzava acutamente i problemi dell’insegnamento della letteratura nella scuola e nell’università, scrivendo tra l’altro: “È in atto da anni una tendenza, in molti paesi e anche in Italia, a trascurare nell’educazione scolastica gli insegnamenti delle cosiddette materie letterarie (la cura della lingua, la ricchezza e le sfumature del linguaggio parlato e scritto, lo spessore della storia), così come di quelli delle scienze forti (la matematica, le scienze naturali, i metodi della ricerca), e a dedicarsi molto di più alle conoscenze pratiche e strumentali o ad apprendimenti molto superficiali”.

Sviluppo & Organizzazione n. 240

 E’ uscito il n.  240   di Sviluppo & Organizzazione  che contiene tra l’altro una rilettura critica dei libri dedicati a Marchionne nell’ultimo anno, un dibattito sul “terremoto nelle relazioni industriali” e una mia analisi sulle lezioni di management che si possono trarre dal romanzo di Melville Moby Dick!

Realismo

In questa introduzione all’opera di bloch milan-kundera fa luce sulle ragioni del pragmatismo/realismo che domina l’europa di oggi ma che si potrebbe intendere anche come  accettazione di una prospettiva pluralista ; di fronte alla frammentazione/specializzazione, il romanzo resta uno dei pochi momenti e strumenti di visione complessiva dell’esistenza

L’insegnamento di Don Chisciotte

Jim March, grande maestro degli studi di organizzazione ormai più che novantenne, ha realizzato un film su Don Chisciotte che tratta di  leadership ora disponibile sul sito di Stanford:

“But why Don Quixote? What lessons can we learn from the fictional 16th-century gentleman who careered around the Spanish countryside tilting at windmills and challenging sheep to battle? Indeed, as March says in the film: “We live in a world that emphasizes realistic expectations and clear successes. Quixote had neither. But through failure after failure, he persists in his vision and his commitment. He persists because he knows who he is.”

I bravi manager leggono romanzi

 Interessante intervista di    celli  su ticonzero, tra l’altro dice:    “Non conosco, infatti, nessun buon manager che ha studiato solo manuali. I bravi manager leggono, leggono romanzi. Molti bravi manager che ho conosciuto, penso a Tatò, ma anche a Marchionne, non sono economisti o ingegneri, sono laureati in filosofia e poi magari hanno ottenuto una seconda laurea in economia, in giurisprudenza…”