On organizing: un’intervista a James March

In questa intervista, disponibile in open access,  James March  , credo il più grande teorico vivente dell’organizzazione, offre una pluralità di spunti per la scienza e il design dell’organizzazione, oltre che per il metodo di ricerca nelle scienze sociali. In un mondo “incontrollabile”, dove domina l’incertezza, l’atteggiamento corretto è di “ottimismo senza speranza”, dove si combina l’impegno nell’agire con una dose di scetticismo sui risultati dell’azione. Nel design dell’organizzazione, e in generale nella vita organizzativa, i decisori, i  leader,  possono e devono agire con fermezza, come se la propria azione fosse decisiva, ma senza grande sicurezza di ottenere l’esito desiderato. Questo ha delle conseguenze sulla teoria della performance; molte ricerche pretendono di definire i fattori da cui consegue la migliore performance di un’organizzazione; questo è poco fondato e realistico, molto di più si può dire sulle conseguenze di una performance (buona o cattiva che sia), perchè  la performance funziona meglio come variabile indipendente che come variabile dipendente. E’ un testo che merita leggere perché fa molto riflettere e smonta tanti luoghi comuni del management.

 

 

 

La lezione di March

Jim March , ormai ultranovantenne, nel discorso in occasione del suo ritiro a Stanford ha lasciato una lezione indimenticabile, sintetizzabile nell’invito a basare la propria azione “not on anticipations of consequences but on attempts to fulfill the obligations of personal and social identities and senses of self.”

Questo in tema di università e di scuole di management ma anche di prospettive personali.

L’insegnamento di Don Chisciotte

Jim March, grande maestro degli studi di organizzazione ormai più che novantenne, ha realizzato un film su Don Chisciotte che tratta di  leadership ora disponibile sul sito di Stanford:

“But why Don Quixote? What lessons can we learn from the fictional 16th-century gentleman who careered around the Spanish countryside tilting at windmills and challenging sheep to battle? Indeed, as March says in the film: “We live in a world that emphasizes realistic expectations and clear successes. Quixote had neither. But through failure after failure, he persists in his vision and his commitment. He persists because he knows who he is.”