La casa resistente dell’etica

In questa fase in cui la crisi favorisce nuovi ragionamenti può essere stimolante cercare di  applicare al contesto economico il pensiero di un filosofo e teologo come Vito Mancuso : per lui (Il Foglio, 7 luglio 2008), la “casa resistente dell’etica” ha bisogno di fondarsi sulla terra ferma della realtà, sulla ricerca della verità. –  v. articolo: la forza di nietzche 
 In tutti i campi edulcorare la realtà non serve e tradisce la tensione etica.  L’economia e l’impresa sono manifestazioni della forza del mondo, sono realtà potenti di trasformazione che investono tutte le sfere della vita sociale. Il modo giusto per riavviare un ragionamento etico in relazione all’economia è forse quello di fare uno sforzo per ritornare ai fondamentali. In tempi di crisi, l’etica d’impresa non può  configurarsi come un ulteriore gravame, un adempimento aggiuntivo, un tributo da assolvere. La vera etica deve rispondere alla fisiologia d’impresa, al rispetto di esigenze fondamentali che corrispondono a requisiti di corretto funzionamento del sistema economico e sociale complessivo – si veda anche l’articolo : Al mondo è necessario l’imperio della forza

Intelligenza e libertà

Sono interessanti le posizioni del teologo Vito Mancuso, molto al di là dell’aspetto che riguarda cristianesimo e fede. Ecco alcuni interventi in cui :

 ripropone l’attualità di Simone Weil e del suo pensiero:  la-ragazza-che-sfido-il-tiranno

individua analogie e convergenze tra il pensiero egualmente rigido di scienziati materialisti (il pensiero neodarwinista ortodosso), da un lato, e la dottrina ufficiale della Chiesa cattolica in tema di bioetica, dall’altro “a prima vista sembra non ci debba essere nulla di più distante, ma le cose, forse, non stanno così”:  una-strana-convergenza

rivaluta la capacità di distinzione  tra diritto ed etica   propria dei vecchi democristiani come Andreotti:  etica-di-fronte-alla-vita-vegetale

Il furbo è un intelligente che sbaglia mira

Questa frase è nell’articolo del teologo  vito mancuso  che offre parecchi spunti di interesse: 

“… in Italia i più ritengono che il singolo sia più importante della società, e per il bene del singolo non si esita a depredare il bene comune della società. Da qui il tipico male italiano che è la furbizia, uso distorto dell’ intelligenza. Il furbo è un intelligente che sbaglia mira, che non ha un oggetto adeguato su cui dirigere l’ intelligenza, che non capisce il primato dell’ oggettività e la dirige solo su di sé. Al contrario chi sa usare davvero l’ intelligenza capisce che la vita contiene valori più grandi del suo piccolo Io, e di conseguenza vi si dedica. L’ intelligente gravita attorno a una stella, il furbo invece fa di se stesso la stella attorno a cui tutto deve ruotare. Con l’ ovvio risultato che un insieme di intelligenti è in grado di creare un sistema, in questo caso non solare ma sociale, mentre un insieme di furbi è destinato semplicemente al caos e alla reciproca sopraffazione. Noi italiani siamo più corrotti perché usiamo in modo distorto la nostra intelligenza, e tale distorsione la si deve alla mancanza di un’ idea comune più grande dell’ Io, cioè di una religione civile e dell’ etica che ne discende”.