Calabroni che volano

L’articolo di   aldo bonomi  riflette sul “calabrone che vola” , sulle qualità che permettono alle PMI italiane di andare avanti nonostante tutto;   …”assieme alla tenuta delle reti intermedie di territorio, dalle rappresentanze ai Confidi, alle Camere di Commercio, alle banche di credito cooperativo. A proposito di banche ci tengono a precisare che con i grandi gruppi non riescono a dialogare. Siamo quelli del rating negativo. Non si sentono capiti. E per fortuna che non hanno letto l’ultimo libro di Alesina e Ichino, «L’Italia fatta in casa». Non avrebbero il coraggio di rivendicare, come fanno, che il vero mastice che ha consentito di salvaguardare impresa e lavoro è stato la tenuta di quel modello familista-comunitario che rappresenta ancora oggi l’antropologia del capitalismo dei piccoli. Il carattere di storia di vita dell’impresa viene rivendicato come la molla che ha spinto a vendere la casa al mare per salvaguardare l’azienda”.

Welfare e occhiali

Luxottica ha realizzato un innovativo accordo che guarda al di là delle mura dell’azienda e promuove un  welfare-complementare-territoriale   I contenuti implicano un impegno dell’azienda nell’ottenere da diversi interlocutori condizioni più favorevoli per i propri dipendenti e le relative famiglie, in campi che vanno  dalla  formazione e istruzione scolastica per i figli  (borse di studio e orientamento professionale), ad accordi con le catene di supermercati e negozi per acquistare beni di uso primario; da convenzioni con centri sanitari alle cure odontoiatriche, pediatriche e specialistiche fino ad aiuti per l’uso dei mezzi di trasporto l’assistenza sociale di sostegno alle famiglie.

Ritorno all’impresa?

E’ uscito in edicola (con Il sole 24 ore) il numero di Hamlet di novembre (n. 5, 2008) dedicato al Made in Italy e aperto da un interrogativo sul “ritorno all’impresa?” Vi compaiono significative interviste a Giorgio De Michelis e Sebastiano Bagnara: quest’ultimo analizza le caratteristiche che fanno dell’Italia un “ambiente di apprendimento”

Made in Italy

Si è svolto oggi alla Fondazione IRSO l’interessante seminario di studi sul made in Italy introdotto da una relazione di Giorgio De Michelis. Gli intervenuti hanno condiviso l’idea proposta dal relatore che le 3-4000 medie imprese sulle quali si basa la ripresa delle esportazioni italiane e la competitività del nostro paese nell’economia globale siano accomunate da una caratteristica distintiva che si presta ad una sintesi in termini di made in Italy. Ciò significa una forma di innovazione design based, nel senso più ampio dove si manifesta visione, imprenditorialità, senso estetico, proposta di qualità del vivere. Queste imprese fanno cose molto importanti che sono ancora poco note e studiate. Avrebbero bisogno di servizi (sistemi software, formazione, finanza, ecc. ) pensati sulla loro misura e non estrapolati da altri contesti, o impostati secondo standard uniformi. Stefano Miceli, Federico Butera, Emilio Genovesi, Edoardo Loccioni, Fiorello Cortiana ed altri hanno contribuito a sviluppare questi spunti concordando sull’esigenza  di un ampio programma di ricerca sulla imprese del made in Italy che aiuti ad orientare politiche industriali ancora troppo legate a un concetto poco realistico di innovazione troppo centrato sul trasferimento tecnologico e sulla ricerca scientifica genericamente intesa.