Competenze o educazione

I due documenti qui richiamati, l’intervista di un esperto sul concetto di competenze definito in sede europea tiriticco: competenze e l’intervento del prof. Israel sul “Foglio” che contrappone la nozione di educazione a una formazione imperniata sulle competenze israel: progetto-culturale   portano ad evidenza una contraddizione che puo risultare fertile per ragionare sui problemi di scuola e università.

L’illusione di misurare tutto

Restano sempre attuali, anche se estremizzano alcuni aspetti,  gli interventi di Giorgio Israel di qualche tempo fa sul suo blog  di fronte alle prospettive di una valutazione di scuola e università troppo semplificata e imitativa rispetto al management delle grandi imprese:

  quella-foga-di-misurare-tutto

la-follia-di-misurare-tutto

test-gradimento

Il merito non è un quiz

In questo   articolo il prof. Israel  pone questioni rilevanti per la valutazione di scuola e università che pochi sembrano voler ascoltare:

” È altresì inquietante che un muro di silenzio assoluto si erga contro tutte le critiche che vengono mosse nei confronti dell’uso spesso acritico e sconsiderato – vero esempio di mancanza di probità scientifica – di metodi di valutazione numerica a dir poco discutibili. Non importa che tali critiche vengano mosse da organismi scientifici di primo livello, non importa che tutti sappiano che metodologie di valutazione della ricerca come il “citation index” siano delle assurdità totali, che le liste delle riviste scientifiche accreditate per le valutazioni contengano omissioni scandalose. E qui parlo di ricerca scientifica, ma anche l’esame delle statistiche internazionali sulla scuola fornisce una materia per esercitarsi a trovarne le numerose falle e a rivoltarne a piacere le conclusioni. Ci stiamo mettendo passivamente nelle mani di “esperti” il cui potere è spesso deriva soltanto dal far parte di imprese e gruppi influenti”.

Onniscienza

Merita riflessione questo intervento del prof.  Israel la-scienza-non-e-onniscienza  che tra l’altro osserva come ” la teoria economica deve fronteggiare la dura constatazione che fare una “scienza oggettiva” dei comportamenti soggettivi è una “mission impossible” “.  Ma è giusto soprattutto rilevare l’arroganza degli economisti : “tocca pure sentir riproporre la lezioncina sui principi di “razionalità” che dovrebbero governare le scelte economiche “scientifiche” con la prosopopea di chi è reduce da Austerlitz anziché da Waterloo”. Condivisibile è anche la critica dello scientismo nei vari campi.

Opposti estremismi

Da una parte abbiamo il prof. Israel che sostiene con chiarezza la sua tesi: se+consideriamo+la+scuola+come-una-azienda+la+portiamo+alla+rovina  e di conseguenza chiarisce ” che la scuola e l’università non sono aziende e servizi, che la cultura e l’istruzione non sono “prodotti”, che l’efficienza aziendalistica è assolutamente inappropriata e inefficiente in questo contesto, che l’idea di concepire alunni e famiglie come “utenti” è devastante, che il termine “customer satisfaction” andrebbe proscritto in questo contesto, salvo la valutazione di edifici, gabinetti e servizi accessori all’insegnamento propriamente detto…”.

Dall’altra parte assistiamo a spinte dalla base, amplificate dai  media, che porterebbero a forme anche rozze di una customer satisfaction autogestita, come quelle realizzate a Milano dagli studenti di acidopolitico  con il supporto del quotidiano La Repubblica:  Facolta-di-Scienze-politiche:I-voti-ai-ai-docenti

Palesemente l’idea dell’azienda Continue reading