La visione “francescana” della scuola

Mentre in tutto il mondo monta la polemica contro la visione riduttiva della scuola e dell’apprendimento indotta dall’acritico recepimento dei test Ocse-PISA , come misurazione oggettiva che determina il fine stesso dell’educazione, papa Francesco rappresenta con parole semplici  il valore della scuola come incontro tra persone che dà sapore al sapere, e trova nel pensiero laico di luigi berlinguer un’eco significativa.

Perché l’incentivo non fa presa?

Le sperimentazioni sulla valutazione degli apprendimenti degli studenti nelle scuole stanno fallendo per l’opposizione degli insegnanti nonostante gli incentivi economici:  pecunia-olet-  Gli stessi sperimentatori sembrano entrati in fase riflessiva.  Ma queste difficoltà non sono di oggi come da anni mi capita di segnalare anche in questo sito. E come si può pensare di diffondere strumenti meritocratici nella base delle istituzioni sociali quando tutti ormai vedono che ai “piani alti” viene premiato il vizio e umiliati il sapere e  la virtù?

Lettera a un professore

L’articolo di Massimo Recalcati su Repubblica lettera-a-un-professore coglie l’insegnamento come un lavoro di frontiera: qui la scuola è vista “come una istituzione capace di preservare l’ importanza dei libri come oggetti irriducibili alle merci, come oggetti capaci di fare esistere nuovi mondi” : aprire a mondi nuovi, non certo impartire nozioni, né tanto meno “inculcare valori” è l’essenza del lavoro di insegnamento. Nel giorno della festa del lavoro mi piace richiamare questo concetto legato a un’attività non sempre riconosciuta per il valore che ha

Diciamo no alla scuola degli economisti

Andrea Ichino è un brillante economista; proprio per questo il suo articolo sulla  scuola-arcobaleno  è indicativo dei pericoli insiti nel seguire le ricette degli economisti per scuola ed education; non tanto per il solito trito argomento della difesa della scuola pubblica ma per un aspetto più profondo. L’articolo è bello perchè rivela in modo trasparente la visione utilitarista della scuola.  Preoccupante è anche l’avallo dell’idea che sia inevitabile che il contenuto della scuola sia dettato da chi detiene il governo dell’istituzione. E infine, appare sorprendentemente ignorato il valore della autonomia professionale degli insegnanti, se non della libertà di insegnamento nei termini costituzionali. Strumenti come i voucher scuola possono essere utili, come anche un maggior spazio alla scuola privata; ma è grave legittimare l’idea che gli insegnanti siano inevitabilmente al servizio del padrone, pubblico o privato che sia. Il pluralismo è sostenuto dalla varietà di istituzioni ma anche dalla varietà culturale all’interno di queste; altrimenti accettiamo che prevalga l’idea di “inculcare”, vera negazione della cultura e della scuola da qualunque prospettiva la si ponga.