La pila di Volta del design

Apre la mostra del museo del design : triennaledesignmuseum  L’iniziativa presenta tra l’altro un’analisi molto efficace dei fattori di successo del design italiano, utilizzando l’immagine-metafora della “pila di volta” , che ne valorizza non solo la storia ma anche l’attualità e la competitività nello scenario futuro:

“queste condizioni generali di apparente
debolezza, questa modernità continuamente interrotta,
questa relazione con un sistema industriale medio
piccolo, questo rapporto di continuità con le pratiche
artigianali e con una memoria storica mai del tutto
rimossa, hanno costituito nel tempo le premesse per
elaborare direttamente sul campo un modello originale
di collaborazione tra imprese e design, tra ricerca
tecnologica e sperimentazione linguistica, tra l’universo
dei mercati frazionati e la capacità di produrre per la
piccola serie. Condizioni molto favorevoli per operare
nel contesto dei mercati post-industriali e nell’epoca
della globalizzazione.
Ciò che stiamo descrivendo in questa mostra dunque
è una sorta di circuito dinamico del sistema del design
italiano, dove le relazioni virtuose tra progettazione
e produzione seguono un percorso non lineare,
caratterizzato dalla collaborazione spontanea tra due
sistemi apparentemente deboli, che si intrecciano tra di
loro creando appunto un anello che si auto-alimenta e
produce una energia continua di crescita.
Queste due componenti, quella industriale e quella
progettuale, in Italia non si sono mai saldate in un’unica
fusione, non si sono mai integrate in una politica che
poggiasse su una sola radice e un quadro programmatico
perfettamente coincidente; soltanto collaborazioni
intelligenti, innovazioni avanzate realizzate tra singoli
imprenditori e singoli designer, che come dentro a una
“pila di Volta” sfruttano la differenza di potenziale dei
materiali interni per creare un campo magnetico attivo.

Risorse umane imprenditoriali

In questa intervista ichak adizes sostiene che la sfida per l’Europa è oggi quella di alimentare la diversità che è nella sua storia e di sviluppare risorse umane con qualità imprenditoriali. Senza una classe imprenditoriale in crescita il sistema invecchia, aumenta il tasso di burocrazia che soffoca l’imprenditorialità e innesca un circolo vizioso. Le   business schools stanno fallendo perchè non insegnano a uscire dagli schemi e a prendersi rischi. Non stiamo sviluppando imprenditori se non per i mercati finanziari, con investment bankers, fund manager e consulenti. Ma queste professioni non costruiscono business, agiscono come in staff. Non incoraggiamo le persone a prendersi rischi ma insegnamo loro a valutarli e controllarli: interview_adizes