Internazionalizzare l’Economia Aziendale

L’Accademia Italiana di Economia Aziendale ha festeggiato nel suo Convegno di Lecce il proprio bicentenario; un’occasione importante per riflettere sul processo di internazionalizzazione dell’aziendalismo italiano; come osserva  Giorgio Invernizzi nella sua relazione introduttiva al Convegno, pubblicare articoli in inglese su riviste estere importanti “non è condizione sufficiente per diffondere l’approccio aziendalistico italiano. E’ solo una condizione necessaria, che addirittura espone a rischi di perdita di identità in assenza di una strategia di internazionalizzazione che coinvolga i nostri Istituti e i nostri Dipartimenti”.

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Dove va l’aziendalismo italiano?

Lorenzo Caselli sul nuovo numero della rivista online impresaprogetto  apre una riflessione importante sul futuro dell’aziendalismo italiano,  con il passaggio generazionale in corso e la crescente apertura internazionale della disciplina. Mi fa piacere di vedere ripreso un argomento che ho sollevato in varie occasioni, adombrando i limiti dei rating che riguardano il mondo delle università e della ricerca scientifica:  “Mutatis mutandis le critiche che recentemente sono state rivolte alle agenzie di rating internazionali che valutano lo stato di salute economica e finanziaria dei diversi Paesi potrebbero in qualche misura valere anche per il nostro caso”.

Idee dalle riviste di economia aziendale

E’ utile segnalare due riviste italiane on line di Economia aziendale sulle quali si possono trovare contributi utili alla  riflessione post crisi sull’economia e sull’impresa, sono voci purtroppo ancora flebili in un quadro nazionale dove gli economisti, per quanto rimbrottati da Tremonti, riescono a processarsi, condannarsi  e assolversi da soli:  impresaprogetto tratta il tema “Un’altra economia è possibile”, mentre ea2000 presenta un approfondito articolo di Rusconi che propone una visione della business economics collegata alla teoria del sistema di stakeholders e che considera anche la dimensione etica, riprendendo in chiave aggiornata la tradizione dei nostri studi aziendali:  3_09_rusconi1

Utili ai lavoratori

La proposta di Tremonti di  istituzionalizzare forme di partecipazione dei lavoratori agli utili di impresa sta suscitando dibattito. Il Sole 24 ore pubblica un intervento a favore di  michel martone e uno contro di roberto perotti .

E’ significativo forse ricordare che una logica di questo tipo è coerente con l’insegnamento dei maestri italiani dell’Economia aziendale come Zappa, Onida, Masini. Quest’ultimo in particolare considerava la retribuzione integrativa dei lavoratori (in pratica l’assegnazione annuale di una quota dell’utile) come  componente normale dell’equazione economica dell’impresa, del sistema dei valori economici e quindi in pratica del suo bilancio di periodo.  Questo faceva parte dell’insegnamento economico aziendale impartito in Boccon negli anni ’60, ’70 ed anche ’80. Successivamente  queste teorie sono state ritenute poco realistiche e si è assistito al prevalere dell’ideologia dello shareholder value, portata avanti a volte con eccessiva sicurezza e poca concessione al dubbio sotto la spinta di tendenze internazionali concepite come manifestazioni di una verità oggettiva. La tradizione dei nostri studi aziendali si è quindi almeno in parte persa.  Abbiamo visto nell’ultimo anno dove ha portato la dottrina dello shareholder value.  E’ buffo che ora tornino attuali impostazioni che parevano condannnate al dimenticatoio. Lasciando perdere ragionamenti di tipo politico, si dovrebbe forse  riflettere sul fatto che proposte di questo tipo emergano da una cultura di tipo giuridico e siano tendenzialmente rigettate dalla cultura economica.