Le dimissioni di Micheli dalla Civit: la riforma Brunetta verso l’epilogo?

Pietro Micheli uno dei componenti della Civit si è dimesso dalla commissione incaricata di guidare la riforma della PA prevista dalla “legge Brunetta” dimissioni da Civit . La lettera al Ministro con le motivazioni espresse dallo stesso Micheli è riportata sul sito di  pietroichino   Giunge così al suo naturale esito un processo di riforma forte nella spinta ottenuta dall’opinione pubblica, ma debole sul piano progettuale come ulteriore “forzatura” di linee guida già fallite e soprattutto privo di un’idea chiara sulla gestione del cambiamento, come ho avuto modo di sottolineare in un precedente  commento

La Civit ci ha messo del suo gestendo male l’attuazione, tutta basata su modelli molto “scolastici” di gestione delle performances e su una produzione a getto continuo di circolari che hanno disorientato gli enti. Rilevanti sono stati altri due aspetti. La forbice che si è realizzata tra ministeri e autonomie locali: i primi, obbligati all’attuazione in termini più immediati e stringenti ma anche meno preparati dalle esperienze precedenti e abituati da un alunga storia a vanificare le innovazioni legislative introdotte dall’alto in una logica illuminista. Si è visto cosa è successo con la nomina degli Organismi indipendenti di valutazione, infarciti di giuristi, dirigenti pubblici di lungo corso e membri dei precedenti servizi di controllo interno.  Dall’altro gli enti locali, che grazie alla tutela dell’autonomia si sono abilmente sottratti con l’aiuto delle loro associazioni agli aspetti più cogenti della riforma, rinunciando peraltro a introdurre qualche innovazione. Del resto la scure tremontiana  è nel frattempo calata sulle risorse degli enti, vanificando le residue velleità e ponendo in pratica come ho scritto in altra occasione una “pietra tombale sulla riforma”.  Con onestà intellettuale ora Pietro Micheli ne trae le conseguenze.