Comma 222

Ci voleva un “bocconiano” come il Presidente Monti per introdurre un emblematico “comma 222″ nel nostro sistema legislativo. Leggere per credere: un articolo della norma sulla spending review promossa dal Governo Monti (art. 3 comma 9 del decreto legge n. 95/12, convertito in legge n. 135 stesso anno)  ha aggiunto all’art. 2 di una delle vecchie leggi finanziarie “tremontiane” (legge 191 del 2009) il comma 222 ter che prevede specifiche misure tese a ridurre gli spazi destinati all’archiviazione cartacea della documentazione delle amministrazioni statali. Si pensa di riuscire a governare dal centro con norme rigide aspetti di gestione minuta come la riduzione degli spazi di archiviazione dei documenti di organizzazioni complesse articolate su tutto il territorio nazionale come i ministeri. Demanio (e Corte dei Conti) dovrebbero coordinare e controllare tutto questo erogando eventualmente sanzioni economiche. Il Governo Monti non c’è più, le norme restano. Auguri!  Il testo è questo:

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L’ingorgo legislativo

Ormai sono chiari gli effetti dell’ingorgo normativo di cui parla  antonio zucaro sul sito eticapa: la bulimia legislativa indice le amministrazioni a  dedicare sempre più risorse alle funzioni di regolazione interna (di auto-amministrazione) per evitare di incorrere in sanzioni e sempre meno risorse sono destinate ai servizi che producono valore sociale e pubblico. Forse è vero che non è tempo di coltivare velleità di grandi riforme destinate ad essere eluse e ad alimentare nuove delusioni. Tuttavia, si deve rilevare che la tempesta normativa degli ultimi anni si caratterizza per una serie di effetti negativi non desiderati, che ormai sono evidenti e che richiedono non tanto un tempo di apprendimento legato a un processo di assimilazione o sedimentazione, quanto una difesa.

Ci sono ingorghi normativi da rimuovere, nodi gordiani da districare, cui non si può evitare di riportare attenzione, perché sterilizzano e bloccano le potenzialità positive sia di risparmio che di innovazione.

Riforme efficaci non possono ignorare questa realtà; non basta concentrare l’attenzione su una operatività intelligente; servono interventi strutturali che orientino l’ordinamento giuridico che presiede al funzionamento delle amministrazioni pubbliche in una direzione compatibile con la complessità e il dinamismo del contesto in cui queste sono chiamate ad operare.


Burocrazia ministeriale

L’articolo di Luigi Fiorentino se il problema è anche la burocrazia mette in luce come le strutture organizzative ministeriali siano ormai divenute completamente rigide; serve un  nuovo bilanciamento tra ruoli politici e responsabilità dirigenziali nella pa, a maggior ragione in un contesto nel quale le amministrazioni devono ottenere migliori risultati con meno risorse.

Effetti indesiderati della burocrazia

Il ministero dei Beni culturali  ha provveduto al  piano anticorruzione ai sensi della recente legge 190/2012. La natura iper-burocratica di queste norme ha generato il mostro di una circolare che dispone rotazioni frequenti dei dirigenti  di cui l’articolo di  settis ha evidenziato gli aspetti perversi, si deve sperare “non voluti”. Una volta di più emerge l’insostenibilità dell’attuale ordinamento amministrativo che porta sempre più a costruire “gabbie di carta” ..  altro che la weberiana “Iron Cage” della burocrazia

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Tra learning e teaching vince ancora la burocrazia

Gli outcomes sono più importanti degli outputs, a magggior ragione nei settori non profit ma non solo. Però la parabola della education nel mondo anglosassone dove si è imposta l’importanza del  learning (outcome) rispetto al teaching (output) mostra come la mentalità burocratico manageriale incentrata su strumenti di misurazione finisca per inquinare anche un discorso apparentemente innovativo, l’esito è un “questionable fad, favoured more by managers than by teachers”.

Teatro e burocrazia

E’ apprezzabile la reazione del direttore del Piccolo Teatro sergio  escobar all’episodio del ragazzo disabile umiliato in nome delle norme di sicurezza: “Come affrontare senza caporali le leggi assurde imposte da generali che non sono mai stati sul campo di battaglia? Voglio dire con fermezza e indignazione che i teatri sono sottoposti a una serie di regole senza senso, le stesse che stanno uccidendo il nostro paese. Regole inventate da una burocrazia che non vive il mondo reale, ma solo tra le scartoffie della propria scrivania. Il teatro è esattamente l’opposto”. Evidentemente un problema che non riguarda solo i teatri!