Banche, territorio, politica

Anche tremonti approva il ritorno delle grandi banche al territorio: “Resta ancora aperta la grande questione del “territorio”. Il Pil italiano è fatto al 95% da imprese con meno di 15 addetti distribuite sul territorio, ma le più grandi istituzioni bancarie negli ultimi anni sono state concentrate in una logica centrale e verticale. Questa tra la struttura “minima” dell’economia e l’architettura della “grande banca” è una asimmetria che la crisi ha dimostrato non positiva. Non è competenza dei governi disegnare l’architettura dell’industria bancaria. Abbiamo solo soft power. Va comunque registrata oggi come molto positiva la tendenza delle grandi banche a riformarsi adottando modelli “territoriali” nuovi, anzi vecchi, ritornando alle agenzie, ai direttori di agenzia, recuperando anche verso il basso l’arte antica di fare banca”. Il rapporto tra banche e politica resta comunque molto critico.

Capitale finanziario

La riflessione di sarkozy a Davos mette il dito sulla piaga irrisolta del periodo che abbiamo vissuto:

«Si è deregolata la finanza per permetterle di crescere di più, tutto è stato dato al capitale finanziario». Ed è finita che «l’imprenditore venisse dopo lo speculatore, il lavoratore dietro alla rendita». Tutto veniva affidato agli esperti e alle statistiche che, ricorda Sarkozy, parlavano di crescite del Pil che la gente della strada non percepiva: «Dobbiamo uscire dalla civiltà degli esperti per riflettere tutti assieme». Il presidente francese continua a pretendere di non voler dare lezioni ma, dice, «se siamo arrivati a questa deriva è perché i banchieri non hanno fatto il loro mestiere. Ci sono certi bilanci che fatico a comprendere e trovo impossibile accettare».

Ritorno all’imprenditore

Gotti Tedeschi in questo articolo:   banchieri-imprenditori-sguardo lungo  rivaluta la funzione dell’imprenditore :  “Questo è stato progressivamente “diluito” dagli aumenti di capitale e nei processi di fusione, ma a volte persino considerato ostacolo all’efficienza e alla crescita. È stato spesso sostituito da fondi di investimento, dall’identità anonima, personalmente deresponsabilizzati, spesso distaccati dal territorio e dalle persone, dalle esigenze del lungo termine. Spesso sostituito con manager troppo motivati sugli obiettivi dell’azionista-fondo, troppo centrati sul breve periodo e perciò sull’esasperazione dell’efficienza a breve, troppo orientati al mercato borsistico, spesso a condizioni insostenibili a lungo termine”.

Banca unica?

La nuova organizzazione di Unicredit  torna alla banca unica dopo l’esperienza delle tre banche specializzate: retail, corporate e private :  unicredit-punta-tutto-su-una-banca  L’articolo è interessante perchè mette in luce il deciso cambiamento di rotta ….  ma più interessanti ancora sono i commenti dei lettori che mettono il dito sulla piaga … Ma come, le piccole banche di territorio avrebbero dovuto sparire secondo economisti e consulenti mckinsey e adesso divengono il riferimento anche per i colossi internazionali?

La banca dei dipendenti

Il confronto acceso e pubblico tra i due candidati alla presidenza della Banca Popolare di Milano dà evidenza alla particolare governance cooperativa di questo istituto, dove i dipendenti sono soci e in pratica risultano decisivi per le decisioni dell’assemblea. Le posizioni dei due candidati     mazzotta  e  ponzellini  hanno avuto ampia risonanza. In tempi in cui i sindacati dei didendenti stanno per divenire azionisti di GM e Chrysler il pluralismo possibile dei modelli di governance d’impresa emerge con inaspettato realismo.

Come risanare?

Nell’intervista al Giornale,  Jacques Attali  ragiona sulla crisi, profila un ruolo importante per l’Europa ed esprime un’opinione forte sul ruolo delle banche. Questa risposta in particolare è interessante:

 Ma come risanare il sistema bancario?
«Il nodo è la remunerazione del banchiere. Per anni ha preso il risparmio, lo ha investito sul mercato finanziario, ma senza dire al risparmiatore quanto avrebbe guadagnato in realtà. Diceva: posso darle il 3%, in realtà lui intascava il 20% e quel 17% lo teneva per sé, non finiva né al risparmiatore né in investimenti produttivi nell’economia reale. La soluzione? La banca deve ricominciare a svolgere un ruolo di utilità pubblica e il banchiere deve tornare a essere un mestiere noioso, prevedibile».Per Attali il ruolo futuro dell’Europa si gioca anche sul riorientamento delle energie migliori «… L’Europa potrebbe addirittura essere la nuova superpotenza, non ha debiti ingenti, vanta un sistema giuridico affidabile, un’economia equilibrata, il miglior sistema sociale ….. C’è una sfida cruciale da vincere, quella dei talenti. Fino a oggi le migliori intelligenze finivano nel settore finanziario, attirate dai bonus milionari, ora bisogna che tornino all’industria e alla ricerca. L’Europa può dare l’esempio al mondo».

Le belve moderne

Nelll’intervista al Manifesto guido rossi utilizza la metafora della “giungla abitata da belve selvagge” riferendosi al mondo della finanza e delle banche:

«Ha presente gli animal spirits imprenditoriali di cui ci parla John Maynard Keynes nella sua Teoria Generale? L’economista di Cambridge si riferiva allo spirito libero che avrebbe dovuto ispirare l’azione dell’attività imprenditoriale. Oggi quell’immagine suggestiva di Keynes fa venire i brividi se si pensa alla sua metamorfosi. A cosa mi riferisco? Non vorrei essere troppo crudele ma oggi se devo pensare agli animal spirits della nostra epoca mi vengono in mente i banchieri. Purtroppo questi moderni animal spirits, senza alcun controllo, hanno spinto l’economia mondiale sull’orlo del più grande disastro degli ultimi decenni. Le fornisco soltanto un dato piuttosto impressionante di questo disastro: a causa dell’azione combinata dei nostri animal spirits, dal giugno 2007 alla fine del 2008 la perdita degli asset dei fondi pensione negli Usa è di 1,3 trilioni di dollari. Un dato devastante che dimostra quanto la finanza abbia corroso l’economia reale e la vita delle persone».