Valutare l’Anvur contando le delibere?

Sorprende e  disarma la critica preconcetta accolta dal corriere   al titolo del nostro seminario sull’ANVUR come start up.  L’articolo si basa unicamente sulla visione di ROARS senza alcun contraddittorio e avalla idee strambe come quella di misurare la produttività di un’agenzia di valutazione contando le delibere e il loro costo unitario, o quella di considerare le pubblicazioni dei membri dell’Anvur come espressione di performance dell’Agenzia . Nel seminario ci si è confrontati criticamente e si è parlato di pubblica amministrazione con il direttore di Anvur, non si è discusso di metodi di valutazione ma di modelli organizzativi per strutture di nuova istituzione. Ho criticato spesso nel merito le scelte dell’Anvur, ma per la produttività non si può che restare ammirati, con poche risorse si è fatto moltissimo, probabilmente troppo!

 

L’ANVUR come start up

La testimonianza del dott. Roberto Torrini direttore generale dell’ anvur  ha consentito di considerare sotto una luce nuova le vicende dell’agenzia, mettendo in luce le problematiche organizzative dell’avvio di una nuova struttura dedicata all’innovazione che si è affermata nonostante i vincoli della burocrazia e le contraddizioni della politica.

Si possono discutere metodi e scelte specifiche ma non si può negare l’intensità del lavoro svolto dall’agenzia  con un eccezionale rapporto risorse/risultati rispetto a qualunque altra struttura della PA, grazie al grande apporto delle intelligenze diffuse nell’università italiana e all’impegno personale dei responsabili.

 

Dibattito aperto sull’università

Nell’ intervento  al youniversity-lab del PD ho sostenuto che oggi le università non possono chiedere autonomia, maggiori risorse, svincolo da alcune regole rigide della PA, se non  nel quadro di un progetto di cambiamento che investa anche gli organi di goveno del sistema (MIUR, CRUI, CUN ecc.) e avvii processi di riorganizzazione su ampia scala, partecipati “dal basso ” e coordinati “dall’alto”, ma condotti con una diversa energia, spinta e forse anche “fantasia”, rispetto a quanto si è visto sino ad oggi. La valutazione in questa prospettiva rappresenta uno strumento fondamentale, che richiede il potenziamento dell’Anvur, il cui impegno ha consentito di avviare in pochi anni  sistemi valutativi molto ramificati; i difetti emersi potranno essere corretti ma occorre procedere con decisione nella strada intrapresa.

 

 

 

Ricerca e didattica: perché non valutarne l’interazione?

Il workshop dell’  anvur su TEACHING AND RESEARCH EVALUATION IN EUROPE si è concluso il pomeriggio del 5 dicembre con due interventi  di Didier Houssin (già presidente dell’Agenzia di valutazione francese) e di Giuliano Amato che hanno entrambi ravvisato l’esigenza che la valutazione dell’università abbracci anche le relazioni tra ricerca e didattica. Questo può sembrare ovvio, ma in realtà i tecnicismi hanno ormai così preso la mano che le valutazioni delle due attività core degli atenei scorrono ormai su binari paralleli, che non si incontrano mai. Amato ha individuato nell’innovazione la risorsa centrale per il futuro dell’Europa, richiamando l’importanza di una didattica che stimoli la creatività dei giovani; peccato che nel finale del suo intervento sia scaduto un po’ nel patetico riportando esempi tratti dalle esperienze di famiglia; quando si parla di università anche i migliori cervelli non resistono alla tentazione di proiettare limitate esperienze personali su scale più ampie …

Journals in discussione

L’  editoriale di Administrative Science Quarterly pone l’interrogativo del significato stesso degli scientific journals di fronte non solo alla grande diffusione di contenuti sul web ma anche al ruolo spesso improprio che le misure bibliometriche, focalizzate proprio sugli articoli su questi journals, stanno assumendo nel mondo della ricerca. Ne deriva una interessante riflessione sul posizionamento di diversi ambiti di pubblicazione rispetto al sistema della ricerca e alle sue forme organizzative.

La visione “francescana” della scuola

Mentre in tutto il mondo monta la polemica contro la visione riduttiva della scuola e dell’apprendimento indotta dall’acritico recepimento dei test Ocse-PISA , come misurazione oggettiva che determina il fine stesso dell’educazione, papa Francesco rappresenta con parole semplici  il valore della scuola come incontro tra persone che dà sapore al sapere, e trova nel pensiero laico di luigi berlinguer un’eco significativa.