Trasformare le pubbliche amministrazioni nell’orizzonte 2020

Il percorso di risanamento del paese avviato dal Governo Monti richiede come indispensabile complemento un processo di riorganizzazione radicale delle PA che stenta ad emergere da provvedimenti frammentati ed emergenziali come quelli presi nell’ambito della spending review.  Ci si trova infatti a dover fondare il processo di trasformazione su idee, proposte, progetti, soluzioni elaborati da quelle stesse  strutture, da quei centri di riferimento che costituiscono parte del problema, che rappresentano ostacoli piuttosto che agenti di quel processo di cambiamento di cui è ormai evidente la necessità.  Sul tema ho elaborato questo documento: abstract –  testo dove si cerca di sviluppare idee e proposte in ottica di medio lungo periodo, in conformità all’orizzonte 2020 adottato ormai come riferimento dall’Unione Europea.

Come si pongono le istituzioni verso cultura e ricerca scientifica

L’intervento agli Stati Generali della Cultura del Presidente Giorgio Napolitano è stato significativo per tanti motivi. Richiamando tra l’altro l’art. 9 della Costituzione ha detto: “Difendo l’articolo 9 come uno dei principi fondamentali della Repubblica e della Costituzione, come scelta meditata, lungimirante e di sorprendente attualità; anche per come ha saputo abbracciare in due righe tutti gli aspetti essenziali del tema che ancor oggi dibattiamo (e voglio rendere omaggio a quei signori che sapevano scrivere in due righe una norma: sapevano scrivere in italiano le leggi, e innanzitutto la Legge fondamentale). Vogliamo rileggerle, quelle due righe? Cito anche il primo comma, non solo il secondo: «La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica» – e già questo è un accoppiamento che non dovremmo mai trascurare nei nostri discorsi: cultura e ricerca scientifica e tecnica. L’articolo quindi continua: «La Repubblica tutela il patrimonio storico e artistico della Nazione». Ebbene, quanto oggi le istituzioni della Repubblica «promuovono» e «tutelano»? Promuovono e tutelano ancora pochissimo, in modo radicalmente insufficiente.”

Questo richiama alla mente la vicenda delle modifiche ottenute nello statuto della regione Lombardia per quanto riguarda i rapporti  tra regione e le università e la ricerca scientifica, di cui  al precedente post: , ricerca-e-innovazione-nello-statuto-della-lombardia v. anche le-universita-lombarde-e-lo-statuto-della-regione

Stupidità

Avital Ronell “Stupidity” (ed. UTET Libreria), p. 10: “Le asserzioni conoscitive della stupidità, la sua pretesa di conoscenza positiva sono più risolute di quelle che la più rigorosa intelligenza potrebbe permettersi di esprimere. Questa è la ragione per cui, in un certo senso, i test d’intelligenza come quelli ai quali vengono ordinariamente sottoposti i bambini, in età scolare o meno, appartengono invariabilmente al dominio della stupidità. Infatti, nella misura in cui tali test richiedono una risposta e strumentalizzano il momento della domanda, sfuggono tanto all’ansia dell’indecisione e della complicazione quanto alla stessa congetturale intensificazione dell’interrogativo che caratterizzano l’intelligenza. In tali situazioni, allo scopo di produrre una risposta, l’individuo intelligente è costretto a fare la parte dello stupido”.

Si apre il forum PA

L’intervento di brunetta all’apertura del forum PAmette in discussione i tagli lineari e orizzontali, quelli che “toccano allo stesso modo cicale e formiche” e propone  misure intelligenti e selettive:  vedremo, ma finora non si è visto niente di questo tipo … ci si attende molto anche da standard di servizio e  standard di costi (v. federalismo fiscale), dalla misurazione delle performance…

Rivoluzioni zappiane

Il Paper sul pensiero di Gino Zappa del collega Arnaldo Canziani è denso di contenuti e risale alle radici dell’economia aziendale italiana.  Contiene tra l’altro l’approfondimento della natura  critica dell’economia aziendale e una vibrante polemica che pone “lo spirito scientifico contro il provincialismo anglomane”.

Chi valorizza il merito?

Questo articolo di Cipolletta su scuola e meritocrazia  inquadra il problema nella giusta prospettiva: inizia infatti dicendo che “con tutti i loro limiti, scuola ed università restano le sole istituzioni che ancora prendono il rischio di formulare un giudizio, anche quantitativo, sul valore delle persone. Dopo di che, le cose cambiano radicalmente”.  E conclude affermando: “… serve anche una scuola più meritocratica. Ma serve soprattutto una politica ed una società più aperta e trasparente, dove l’esempio della moralità e del merito venga dall’alto”.  Non si capisce quindi il titolo dato da Il Sole 24 ore all’articolo:  “Se la scuola è meritocratica il paese migliora”. Cipolletta dice una cosa diversa, che la scuola può e deve migliorare ma sotto il profilo della meritocrazia è già molto più avanti del paese e delle stesse imprese! Sono soprattutto questi che devono adeguarsi.

Personal touch nell’higher education

Times higher education riferisce di un report  sul rischio per le università inglesi di perdere quel personal touch che costituisce una caratteristica centrale per la loro identità,  reputazione e  fondmentale scopo come istituzioni di insegnamento. Così il rapporto riconosce che “Proximity of staff to students, teaching methods centred on the idea of learning as a partnership, and students receiving personal attention from staff are all qualities “intimately associated” with the reputation of the sector and the standard of teaching it provides..”  C’è il rischio – dichiara un esperto – di non potersi più aspettare che il docente possa conoscere e chiamare per nome i propri studenti.