Coase: un “economista di strada”

La scomparsa di Ronald Coase, avvenuta all’inizio di settembre a 102 anni, è stata commentata dai nostri economisti in modo convenzionale, richiamando soprattutto l’argomento dei costi di transazione: v. ad esempio : barba navaretti Ma in fondo l’analisi della convenienza tra produrre in proprio o acquistare è divenuta ormai una banalità; l’attualità di coase sta in altro, per esempio nella sua critica agli “economisti alla lavagna” e nella sua concezione dell’impresa espressa dalla metafora di “un’isola di potere conscio” come avevo sottolineato in un editoriale di sviluppo e organizzazione del 2011 pubblicando anche un articolo di carlo  stagnaro che anche ora interviene sul contributo di coase in modo più pertinente, definendolo tra l’altro un “economista di strada”.

Leadership & Organizzazione

E’ uscito leadership & organizzazione con le 14 interviste di Chiara Lupi ad “altri manager”, o “manager altri”, personaggi  che guidano organizzazioni particolari, dove gli aspetti economici, industriali e commerciali non sono dominanti rispetto a finalità più ampie che possono essere di ordine etico, estetico, culturale, creativo e altro ancora. Insieme a Renato Boniardi di GEA ho cercato di trarre da questi interventi alcuni spunti di riflessione in ottica organizzativa e di management.

Democrazia e competenza

Il problema di una leadership troppo lontana dalla base riguarda  tutte le grandi organizzazioni e non è solo un problema di “democrazia” perché investe direttamente l’efficacia operativa. fabrizio  barca pone lucidamente questo aspetto al centro della sua “Memoria politica dopo 16 mesi di governo”, diffusa nell’aprile 201 profilando la sua idea di “partito nuovo per un buon governo” che sia innanzitutto mobilitatore di conoscenze: perseguire la concentrazione delle decisioni nelle mani di pochi non è solo in tensione con il principio di rappresentanza. È anche in tensione con il principio di competenza. È un errore e basta. È l’errore compiuto (…) durante l’ultimo trentennio affidandosi per decisioni di grande importanza a manager e tecnici privati o alle tecnocrazie degli organismi internazionali, nell’assunto che essi conoscessero le regole e le istituzioni che, in modo indipendente dai contesti, consentono di assicurare decisioni buone. La grave crisi economica in atto è anche, in larga misura, il risultato di questo errore. Urge allora riconoscere in un partito volto alla ‘mobilitazione cognitiva’ anche un partito che lavora, con costanza, a ricomporre principio di maggioranza e principio di competenza (…) Serve un partito che lo faccia senza negare la complessità del sistema delle conoscenze necessarie ad assumere decisioni pubbliche, come chi ritiene la Rete un sostituto possibile dei partiti. E che, riconosca che solo la mobilitazione di tutte le conoscenze disponibili può affrontare realtà complesse in modo adeguato. In sintesi, la ricomposizione fra cittadini votanti e cittadini proponenti e partecipanti è l’unico vero ponte possibile fra principio di maggioranza e di competenza”.

Leadership e burocrazie

In questo discorso su solitude-and-leadership pieno di spunti di riflessione si coglie  l’essenza della crisi morale che non è solo italiana.  Non ci sono leader perché la conformità  prevale sulla capacità di pensare e le organizzazioni restano burocrazie dove i migliori non arrivano ai vertici.

We have a crisis of leadership in this country, in every institution. Not just in government. Look at what happened to American corporations in recent decades, as all the old dinosaurs like General Motors or TWA or U.S. Steel fell apart. Look at what happened to Wall Street in just the last couple of years.

That’s really the great mystery about bureaucracies. Why is it so often that the best people are stuck in the middle and the people who are running things—the leaders—are the mediocrities? Because excellence isn’t usually what gets you up the greasy pole. What gets you up is a talent for maneuvering. Kissing up to the people above you, kicking down to the people below you. Pleasing your teachers, pleasing your superiors, picking a powerful mentor and riding his coattails until it’s time to stab him in the back. Jumping through hoops.

L’organizzazione come “scienza principale”

Domenico DeMasi su    la7 discute con Rampini e Gruber della sciagura della nave da crociera metttendo in evidenza la disorganizzazione ma coglie l’occasione anche per proporre la scienza dell’organizzazione come “scienza principale” del XX e XXI secolo, troppo sottovalutata e inascolatata soprattutto in Italia: dobbiamo recuperare l’importanza dell’organizzazione, uscire dall’idea che il bene e il male dipendano da un protagonista che da una parte è un eroe e dall’altra è un demone.. dietro di loro c’è una intera organizzazione.. dobbiamo recuperare l’importanza dell’organizzazione collettiva senza affidarci ogni volta a un salvatore …