Contro il non profit


La lettura del libro di Giovanni Moro  contro il non profit mi ha fatto tornare alla mente un mio vecchio articolo su  aggiornamenti sociali di cui sono ora riuscito a recuperare il link. Mi pare che i rischi di estensione dei comportamenti opportunistici che profilavo nelle conclusioni dell’articolo del 1996 trovino ora puntuale riscontro nella pungente analisi di Moro, cui si deve  la lucida identificazione del problema,  che non risiede nella “cattiva attuazione di una buona idea” ma nel difetto originario di “una cattiva idea che si è incarnata in comportamenti coerenti con essa”. Il dibattito approfondito e partecipato nell’arena pubblica richiesto da Giovanni Moro è quanto mai necessario su questo tema.

Chiude l’Audit Commission

“Now all local authorities will be audited by the same people who audited the banking system” … questo è  il commento di un lettore all’articolo del  the telegraph che annuncia la decisione del governo britannico di porre fine all’esperienza della  audit commission l’organismo messo a guardia dell’economicità degli enti del governo locale da oltre trent’anni, nonostante gli indubbi successi ottenuti nel tempo. Ma forse ogni istituzione di questo tipo ha un rendimento calante nel tempo. Le funzioni comunque passano al NAO l’agenzia che si occupa della PA centrale e saranno in buona parte esternalizzate a società di auditing. Si dovrebbe riflettere di più su esperienze come queste e analizzarle più in profondità; le agenzie di questo tipo nei paesi anglosassoni sono una cosa seria, tutt’altro che  istituzioni di facciata: basta confrontare i 2000 dipendenti cui era arrivata AC con le poche decine di funzionari che lavorano in agenzie nostre come CIVIT (ora ANAC) e ANVUR.

Tra learning e teaching vince ancora la burocrazia

Gli outcomes sono più importanti degli outputs, a magggior ragione nei settori non profit ma non solo. Però la parabola della education nel mondo anglosassone dove si è imposta l’importanza del  learning (outcome) rispetto al teaching (output) mostra come la mentalità burocratico manageriale incentrata su strumenti di misurazione finisca per inquinare anche un discorso apparentemente innovativo, l’esito è un “questionable fad, favoured more by managers than by teachers”.

Chi ha ucciso la valutazione?

La relazione di Sabino Cassese al convegno di Roars è un lucido e spietato atto di accusa :

“L’Anvur, burocratizzando misurazione e valutazione, si sta trasformando in una sorta di Minosse all’entrata dell’Inferno o di Corte dei conti con straordinari poteri regolamentari, ma ignorando le conseguenze della amministrativizzazione della misurazione e della valutazione: la scelta degli esaminatori, la selezione dei docenti, lo stesso progresso della ricerca saranno decisi non nelle università, ma nei tribunali”.

ma le scelte insensate degli ultimi 10 anni hanno molti responsabili!

Teorie difettose

Ho commentato su forumpa l’editoriale sugli “universi paralleli” che stigmatizza le iniziative degli organi centrali che  impongono agli enti adempimenti di vario tipo non fondati su analisi realistiche:

“Condivido  l’analisi di questo editoriale e il disagio dello scarto tra mondo reale e prescrizioni astratte, tuttavia non è il caso di dare la colpa alla teoria; qui si tratta solo di cattive teorie che ispirano norme sbagliate,  o di applicazioni scolastiche e ripetitive di libri di testo poco aggiornati. Servono teorie che tengono conto del mondo reale e  aiutano a interpretarlo, sempre imperfettamente, certo, ma evitando di dare supporto alle gride manzoniane. Anche per questo qualcuno di noi sta lavorando, per esempio intorno alla rivista Risorse Umane nella PA che continua a pubblicare proposte e analisi di diverso segno”.

20 anni dopo

La trasmissione otto e mezzo e l’inaugurazione dell’anno giudiziario della corte dei conti hanno riproposto il tema della corruzione nelle PA nell’anniversario di mani pulite.  Mentre continuano ad emergere situazioni gravissime sembra di difficile venirne fuori senza una svolta anche di metodo, di ristrutturazione complessiva delle PA e del sistema della trasparenza e dei controlli.

L’ambiguità dello standard

Rampini su repubblica fa l’elogio della razionalizzazione illuministica operata in tanti campi con lo strumento della standardizzazione:  la-legge-dello-standard- ; si può però vedere la cosa da un altro punto di vista come fa Minghetti, criticamente : la-dittatura-dello-standard-e-il-nonsenso-di-alice Si potrebbe però chiamare in causa anche Procuste con il suo letto ….