Dipingere le guerre vinte lo sanno fare tutti

Nella mostra in corso a Pavia sui pittori  Macchiaioli  è presente questo dipinto di Stefano Ussi  la cacciata del Duca di Atene da Firenze  episodio divenuto emblematico di lotta contro la tirannia, ma in realtà letto in questo modo molto tempo dopo forzando nettamente la realtà storica. Il quadro è interessante perché riesce ad evidenziare al centro della scena l’incertezza spaesata del presunto tiranno; ma soprattutto l’ambiguo atteggiamento dei personaggi che assistono (consigliano?) e stanno dietro a Gualtieri di Brienne nell’atto che pone fine alla sua breve esperienza di podestà di Firenze, chiamato da fuori per risolvere una crisi  finanziaria ma soprattutto di distruttiva lotta tra fazioni. Il podestà straniero, presto deluso nelle sue aspettative di valorizzare la propria neutralità,  potrebbe essere preso a simbolo della debolezza della leadership sempre esposta, al di là dei caratteri personali, al gioco politico che gli sta dietro e all’intorno e che è la vera cosa interessante; non a caso, una delle menti dei macchiaioli, il pittore Telemaco Signorini ha scritto efficacemente che “dipingere le guerre vinte lo sanno fare tutti”;  l’arte e la narrativa, ma anche l’analisi sociologica, danno il meglio quando indagano i retroscena e fuggono dalla tentazione di celebrare le imprese di successo.

Sviluppo & Organizzazione n. 262

E’ uscito il n. 262  di Sviluppo & Organizzazione; nella rubrica Cinema e romanzi analizzo “Il cerchio” di David Eggers, che aggiorna il Grande Fratello di Orwell  nell’era di Google e Twitter: uno scenario inquietante dei rischi di degenerazione e manipolazione insiti nel mito della trasparenza totale, della comunicazione esasperata, della pretesa di misurare ogni cosa.

L’angelo e il demone

L’opera seicentesca del pittore calabrese  Francesco Cozza  san-michele-arcangelo-in-lotta-con-il-demonio è stata scoperta in una chiesa romana solo nel 2008, dopo essere stata per tanto tempo ignorata e anche volontariamente occultata: “soprattutto la tanto terrificante e realistica immagine di Lucifero, straripante “ignudo” di matrice michelangiolesca, aveva indotto i Confratelli del Carmine degli inizi del Novecento addirittura a danneggiarla e celarla dietro la più rassicurante immagine di ‘santa Teresina’ “. Cozza contrappone una immagine “fredda” dell’arcangelo (il bene) contro una “calda” e vitale del demonio (il male), fa in modo che le due figure non abbiano alcun punto di contatto e offre a quest’ultimo un volto giovanile e attraente. Una visione inquietante e spiazzante sotto tanti aspetti, per esempio se letta alla luce del rapporto e contrasto tra razionalità e vitalità.