Efficienza demografica

Una  ricerca di Adecco Institute  , che ha considerato oltre 500  aziende in Germania, Regno Unito, Francia, Spagna e Italia, rileva che la crisi manifestatasi nel 2008 ha determinato un fenomeno generale nelle aziende europee che hanno abbreviato l’orizzonte di riferimento per le politiche del personale e la programmazione degli organici ed hanno visto peggiorare il proprio indice di efficienza demografica. Questo indice, elaborato da Adecco Institute,  sintetizza  lo stato delle  pratiche aziendali in cinque aree: gestione delle carriere, apprendimento e formazione nell’intero arco della vita (lifelong learning),  knowledge management, tutela e promozione della salute, diversity management. La caduta di questo indice è forte per tutti (da 182 a 172 punti in media) e costituisce un segnale forte del fatto che le imprese affrontano un problema di lungo termine in un logica di breve termine.  Più in generale si registra un trend nel senso dell’abbreviazione nell’orizzonte di riferimento della programmazione del personale.  L’arco temporale di pianificazione è sceso dal 2007 al 2008 da 1,1 anni a 1,0 per l’intero personale e da 1,3 a 1,2 anni per professionals & executives, proseguendo peraltro una tendenza calante che dura da un triennio e che  appare un chiaro sintomo di una crescente insicurezza sulle prospettive dell’economia accentuata nell’ultimo anno dalla crisi finanziaria globale.

Le nostre aziende condividono con tutte quelle europee questi andamenti, vivendo anzi in termini più  accentuati la scarsa sensibilità per l’equilibrio demografico riguardante sia il personale nel suo insieme che le categorie di dirigenti e quadri; mentre presentano da sempre un divario per quanto riguarda l’orizzonte di pianificazione che nel 2008 si posiziona ben sotto la media europea: 0,8 anni per l’intero personale; 1 anno per professionals & executives. 

Peraltro lo studio di Adecco mette in luce anche un differente fenomeno: le aziende italiane, rispetto a quelle degli altri paesi presi in esame, licenziano meno, ricorrendo preferenzialmente ad altre misure per fronteggiare la crisi, quali la riduzione del lavoro straordinario che tocca il 59% delle aziende, l’implementazione del lavoro part-time per il 20% delle aziende, il taglio dei bonus che riguarda il 25% delle aziende. Se esiste una specificità italiana, questa resta quindi legata alla ben nota maggiore debolezza strutturale delle aziende italiane, dotate mediamente di una minore dimensione; ma anche, più in positivo, ad una capacità adattiva e di pragmatismo nel superare le difficoltà.

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