Opposti estremismi

Da una parte abbiamo il prof. Israel che sostiene con chiarezza la sua tesi: se+consideriamo+la+scuola+come-una-azienda+la+portiamo+alla+rovina  e di conseguenza chiarisce ” che la scuola e l’università non sono aziende e servizi, che la cultura e l’istruzione non sono “prodotti”, che l’efficienza aziendalistica è assolutamente inappropriata e inefficiente in questo contesto, che l’idea di concepire alunni e famiglie come “utenti” è devastante, che il termine “customer satisfaction” andrebbe proscritto in questo contesto, salvo la valutazione di edifici, gabinetti e servizi accessori all’insegnamento propriamente detto…”.

Dall’altra parte assistiamo a spinte dalla base, amplificate dai  media, che porterebbero a forme anche rozze di una customer satisfaction autogestita, come quelle realizzate a Milano dagli studenti di acidopolitico  con il supporto del quotidiano La Repubblica:  Facolta-di-Scienze-politiche:I-voti-ai-ai-docenti

Palesemente l’idea dell’azienda e dalla sua strumentazione applicata alla scuola non riesce a mediare tra queste diverse posizioni, che parlano lingue diverse. E’ chiaro che la scuola non è azienda (per fortuna!) ma è un’organizzazione complessa che dovrebbe trovare criteri di gestione coerenti con la sua natura. Ci sono concetti che potrebbero aiutare ,come quelli di qualità statica e dinamica e altri elaborati nel tempo da chi ha studiato seriamente questi aspetti. Ma gli opposti estremismi sembrano spaventati dall’affrontare la complessità…

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